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Chi siamo

I Plateìa nascono a Pisa nel 2017 nel corso di alcune serate trascorse in Piazza dei Cavalieri, luogo d’incontro di diverse culture e generi musicali che rappresentano un’inesauribile fonte di ispirazione artistica e umana: da qui il nome Plateìa, che significa “piazza” in greco moderno.

Siamo in tutto 7 musicisti, molti dei quali vantano esperienza anche nel teatro e nella danza popolare.

Cosa suoniamo

La nostra passione è la musica popolare del Sud Italia, ma in occasioni speciali esploriamo anche altre regioni d’Italia e del Mondo (irish, klezmer, gipsy e via dicendo): ognuno di noi suona almeno due strumenti, molti dei quali di liuteria tradizionale dei luoghi da cui vengono le musiche che suoniamo.

Chitarra, mandolino, bouzouki, violino, friscaletto, marranzano, darabouka, organetto e tamburello si avvicendano e si rispondono ricreando le armonie e le melodie di un tempo e di una terra che non vi saranno mai sembrati così vicini.

Dove suoniamo

Ci siamo conosciuti a Pisa, dove viviamo tuttora. Dopo un primo anno passato a suonare nei principali eventi e locali della città, abbiamo cominciato a muoverci in tutta la Toscana: con il PlaTour 2019 porteremo i Suoni del Sud anche nel profondo Nord!

Per sapere dove ascoltarci, puoi seguirci su questo sito o sui social: per proporci un ingaggio, contattaci da questa pagina.

Il nostro prossimo concerto è Sabato 7 Dicembre!

all’Ex Caserma Occupata, in via adriana 16 a Livorno!

L’inverno sta arrivando!

Tra un buon calice di vino e l’altro, Sabato sera noi Plateìa ci riscalderemo suonando alla CriticalWine organizzata dall’Ex Caserma Occupata di Livorno!

Si tratta di un evento interessantissimo in cui gustare in maniera consapevole tutte le fasi che hanno portato quel vino nel vostro bicchere, con l’intento di condividere e far conoscere esperienze agricole che si sviluppano al di fuori delle logiche del mercato.

Venite a trovarci e portate tutta la vostra voglia di ballare!

0Settimane0Giorni0Ore
Liceo Artistico di Pisa

Rapsodia Mediterranea

19 Agosto 2019/0 Commenti/in Meridiana /da Plateia

Lo sciabordìo del rusciu continua a suonare, inesorabile, dall’Intro: la terraferma è ancora lontana.

D’intorno soltanto il mare, mentre il bouzouki si apre ad accogliere il marranzano, le percussioni e il violino. Un coro di voci femminili si spiega in un lamento lento e costante, nella storia terribilmente attuale dei giorni bui e tetri che vedono esseri umani in fuga costretti al largo, preclusi loro il soccorso e la salvezza.

A scandire il passaggio da un momento all’altro del dramma esistenziale e del canto concorre l’avvicendarsi degli strumenti a fiato, i più antichi e i più vicini al canto umano. Il friscaletto, dirompendo, porta al levarsi di una delle voci femminili che si rivolge direttamente all’altro che lo vuole straniero, in un confronto inevitabile e duro, in nome dell’umanità.

Il clarinetto retrocede verso luoghi esotici, lontani, e il mare si apre; la barca di fortuna che trasporta il canto si appresta a raggiungere la riva con la risacca, incantata dal friscaletto, al ritmo battente della pizzica: il coro delle voci umane si fa fitto, si avvicenda, si completa solidale, portatore di una coscienza sociale antica.

Se il termine rapsodia sta a indicare, da un lato, gli squarci musicali diversi che compongono il brano – esplicitando il riferimento al carattere composito e mediterraneo della melodia –, dall’altro ricorda il canto del rapsodo, autore e recitatore di versi, portatore di una memoria orale che sopravviveva by heart, nel cuore della comunità che la ascoltava. E in fondo è questo l’obiettivo: riportare al cuore dell’ascoltatore la necessità di assumere una posizione rispetto al sonno del nostro tempo, che sia la consapevolezza della nostra uguaglianza nella categoria del popolo, dei lavoratori e delle lavoratrici, degli oppressi, di coloro che amano e che sanno sorridere e gioire nelle avversità dell’esistenza a dispetto della logica dominante alla quale è stato e sarà sempre possibile resistere opponendovi gaudio e socialità. E sarà da questa presa di coscienza che si avvierà la scoperta del Sud di Meridiana, una volta raggiunta la terraferma.

La gestazione di questo brano è stata lunga e complessa, proprio come la tematica che tratta.

Di seguito, il testo – con traduzione – di Rapsodia mediterranea.

Vulia sapere quanto su luntano
de lu paisu meu, de lu miu amuri…
M’hanno legato a nu scogliu de mari
duvi un ci vatti nè Sole nè Luna,
duvi un ci vatti nè Sole nè Luna!

Chianciti madri mo chianciti forti,
chianciti i figli afflitti e scunsulati
cca nmiezzu a mare mo so abbandunati,
ca notte e iornu arraggiano de siti,
ca notte e iornu arraggiano de siti!

Vedo la terra mia, è nu miraggio!
Nu sacciu che m’aspetta, c’aggia fare
p’avé na vìta onesta, nu stuezzu de pane…
Ve scurdaste como fu per voi partire?
Ve scurdaste como fu per voi partire?

«Da nnatra vanna sciate,
qua ci sta la fame!»,
dicite sempre, mo a ogni ura…
Mentre di tutti noi simo abbandunate/i,
lu mari s’apre e se fa sepoltura,
lu mari s’apre e se fa sepoltura.

Lassamu madri mogli frati e figli,
cridite ca ne sciamu pe sciucare?
Ne spigne nu padrone ca sulu vole
tutta la terra nostra pi la sfruttare!
Ne spigne nu padrone ca sulu vole
tutta la terra nostra pi la sfruttare!

Ma nun vidite mo la sustanza?
Tra nui e vui nun ste differenza!
Speramu tutti sempre e respiramu,
cantamu tutti e in coro tutti ballamu!
Speramu tutti sempre e respiramu,
cantamu tutti e in coro tutti ballamu!

E mo nun ve faciti cchiù ingannare,
ascoltalu stu cantu, nu lo ignorare!
Sta sulu nu padrone da rovesciare:
è lu sistema ca ne face scappare!

È lu sistema ca ne face scappare:
mo tutti insieme l’amma rovesciare!
È lu sistema ca ne face scappare:
mo tutti insieme l’amma rovesciare!
È lu sistema ca ne face scappare:
mo tutti insieme l’amma rovesciare!

È lu sistema ca ne face scappare:
mo tutti insieme l’amma rovesciare!

Di seguito, la traduzione:

Vorrei sapere quanto sono lontano 
dal mio paese, dal mio amore…
Mi hanno legato a uno scoglio di mare
su cui non batte il Sole nè la Luna,
su cui non batte il Sole nè la Luna!

Piangete, madri, piangete forte,
piangete i figli afflitti e sconsolati
che vengono abbandonati in mezzo al mare,
che notte e giorno soffrono per la sete,
che notte e giorno soffrono per la sete!

Vedo la mia terra, è un miraggio!
Non so che cosa mi aspetta, che dovrei fare
per condurre una vita onesta o ottenere un pezzo di pane…
Vi scordaste come fu per voi partire?
Vi scordaste come fu per voi partire?

«Andate da un’altra parte,
qui c’è la fame»
ci dite sempre, a ogni ora…
Mentre da tutti veniamo abbandonati/e,
il mare si apre e si fa sepoltura,
il mare si apre e si fa sepoltura.

Lasciamo madri, mogli, fratelli e figli
credete che ce ne andiamo per gioco?
Ci spinge un padrone che vuole soltanto
tutta la nostra terra per sfruttarla!
Ci spinge un padrone che vuole soltanto
tutta la nostra terra per sfruttarla!


Ma non vedete la sostanza?
Tra noi e voi non c’è differenza!
Speriamo tutti sempre e respiriamo
cantiamo tutti e in coro tutti balliamo!
Speriamo tutti sempre e respiriamo
cantiamo tutti e in coro tutti balliamo!


E ora non lasciatevi più ingannare
ascolta questo canto, non ignorarlo!
C’è un solo padrone da rovesciare:
è il sistema che ci costringe a scappare!

È il sistema che ci costringe a scappare:
ora tutti insieme lo dobbiamo rovesciare!
È il sistema che ci costringe a scappare:
ora tutti insieme lo dobbiamo rovesciare!
È il sistema che ci costringe a scappare:
ora tutti insieme lo dobbiamo rovesciare!

È il sistema che ci costringe a scappare:
ora tutti insieme lo dobbiamo rovesciare!

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/08/Schermata-2019-08-19-alle-17.20.08.png 240 680 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-08-19 18:47:362019-10-25 15:44:39Rapsodia Mediterranea

Intro a Meridiana

11 Agosto 2019/0 Commenti/in Meridiana /da Plateia

Come promesso nell’articolo in cui vi abbiamo presentato il nostro primo disco, Meridiana, in queste settimane entreremo nei dettagli di ogni traccia: vi spiegheremo il percorso personale, culturale e musicale che ci ha portato a comporre le musiche e le parole che danno corpo a Meridiana.

Nel disco non ci sono solo nostri inediti, anzi: siamo nati dalla piazza e dalla piazza abbiamo attinto una tradizione popolare di cui ci sentiamo (al)fieri. Se da un lato ci risulta più difficile andare nei paesini ad apprendere e a registrare la tradizione orale direttamente dagli anziani dei luoghi da cui provengono i canti e i suoni del nostro repertorio, portando avanti il lavoro di ricerca etnomusicologica condotto negli ultimi decenni dai gruppi musicali nostra fonte di ispirazione, dall’altro la città universitaria in cui viviamo ci ha permesso di entrare in contatto con tante altre culture – del Sud Italia e non solo – e di avere a che fare con le nuove migrazioni del nostro tempo: tra queste annoveriamo sì le nottate di treno che ci sorbiamo per tornare in terra natìa, tenendo in conto però che la nostra comodità non è riservata nè tantomeno concepibile per altri e altre dal destino fraterno. Ed è di questo eterno partire – ed eterno patire – che parla la traccia che vi presentiamo oggi: l’Intro a Meridiana.

Il rumore del mare generato dal nostro rusciu artigianale – strumento così rinominato dal termine onomatopeico che dà nome a un celebre brano della tradizione salentina: Lu rusciu de lu mare, per l’appunto –, il ritmo ipnotico del marranzano e della darabouka vogliono calare sin da subito l’ascoltatore nel cuore di Meridiana accompagnando le parole di quello che può essere considerato il manifesto programmatico dell’album e del nostro percorso di rielaborazione musicale.

Il testo dell’introduzione, come quello di Rapsodia mediterranea, presenta termini attinti da diversi dialetti, quali siciliano e salentino, ma anche desinenze prettamente meridionali italianizzate e termini in italiano; così composto, il linguaggio si propone come una lingua franca che non conosca confini nella babele linguistica e culturale del viaggio oltremare, nel passaggio da una sponda all’altra del bacino mediterraneo, nell’approdo in un sud Italia indeterminato e senza tempo.

Simu li masculi e simu le femmine,
nati come sciuri dalla terra assolata,
ca dopo nati, fatiano;
e quannu fatia nun c’ete,
o amuri chiù nun avìa,
lassata la casa e ogni paura
pigghiamu
e partimu.

Questa sola legge canuscimu:
lu Sule ca chianu chianu ‘nchiana,
e na vota nchianatu, cala,
e face lario alla luna
e alli stelle.
A questa sola guida ne affidamu:
allu cantu ca mai se scevra
delli gioie e delli turmenti
ca in ogni stagione del tempo loro
li esseri umani

patiscono
e godono.

Di seguito, la traduzione: 

Siamo i maschi e siamo le femmine
nati come fiori dalla terra assolata,
che dopo essere venuti al mondo, lavorano;
e quando non c’è lavoro,
o non abbiamo più l’amore,
lasciata la casa e ogni paura,
subito partiamo.

Questa sola legge conosciamo:
il Sole che lentamente sale
e, una volta in alto,
cala, e fa largo alla luna e alle stelle.
A questa sola guida ci affidiamo:
al canto mai dimentico delle gioie e dei tormenti
che in ogni stagione del loro tempo
gli esseri umani
patiscono
e godono.

Buon ascolto! 😉

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/08/Meridiana.jpg 720 960 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-08-11 15:28:012019-10-25 15:43:27Intro a Meridiana

Vi presentiamo Meridiana, il nostro primo disco!

28 Luglio 2019/0 Commenti/in News /da Plateia

Siamo nel pieno dell’Estate, e mentre voi pensate a dove andare in vacanza noi Plateìa vi proponiamo di condividere un viaggio. Anzi, tre: quello che vi presentiamo è infatti un viaggio dalla triplice natura.

Un primo tipo di viaggio è nella storia del nostro gruppo: ci siamo incontrati poco più di un anno fa, e nel giro di pochi vorticosi mesi siamo cresciuti in quantità e qualità. Pur avendo ancora tantissimi aspetti in cui crescere, abbiamo voluto condensare tutto questo nostro lavoro appassionato in un tour che ci ha visti girovagare tra Toscana e Piemonte: al culmine di questa bellissima esperienza, abbiamo voluto presentare il frutto delle nostre fatiche, il nostro primo disco!

Il nostro disco si staglia sullo sfondo di Camogli, tappa improvvisata del nostro PlaTour: nella piazza principale c’è infatti una Meridiana, strumento che dà il nome al frutto del nostro lavoro. Come la musica che facciamo, le meridiane scandiscono un tempo meno antropocentrico, più antico: quello del Sole.

Meridiana è infatti il secondo tipo di viaggio in cui vogliamo coinvolgervi: è un disco tematico, in cui abbiamo alternato pezzi inediti a musiche popolari riarrangiate da noi. Il tema è per l’appunto quello del viaggio: il viaggio che tanti disperati affrontano per scappare dalla miseria e dalla guerra. Abbiamo provato a immedesimarci nella versione attualizzata del Milite Ignoto: un Migrante Ignoto che, naufrago, approda in un Sud Italia dai tratti mitici in cui il tempo e lo spazio si dilatano per accompagnare il protagonista – e l’ascoltatore – in una via crucis di consapevolezza sociale che dal rusciu lo porti tra i campi di tabacco e la vita di paese attraverso i canti di lotta che sono stati cantati da generazioni di Ultimi. Non portiamo soluzioni, non facciamo denuncia sociale, la nostra non è politica: siamo solo dei semplici musicisti che, toccati da questa tematica, non hanno potuto fare a meno di rintracciare un filo comune nella Storia e nelle storie degli Ultimi di oggi e di ieri, d’Africa e d’Europa. In fondo a questo articolo trovate le tracce che compongono il disco, che potete ascoltare liberamente: nelle prossime settimane descriveremo approfonditamente il percorso musicale che sta dietro a ogni pezzo, ma ci teniamo a farvele prima ascoltare senza condizionamenti. La storia che sta dietro a ogni espressione artistica è parte stessa di quell’espressione artistica, ma se davvero vorrete seguirci in questo viaggio riuscirete ad apprezzare questi pezzi anche senza saperne nulla, anche senza capirne i testi in dialetto: prima di farvi comprendere il disco, vogliamo che lo sentiate – con tutti i vostri sensi – e che facciate vostro il viaggio che noi abbiamo fatto nel crearlo.

La Famigghia (allargata) dei Plateìa

E questo ci porta al terzo viaggio che vogliamo fare con voi: dopo avervi invitato a viaggiare con noi, saremo felici se vorrete ricambiare! 🙂
Portateci nella vostra macchina, mentre andate alla spiaggia con i vostri amici; metteteci come sottofondo mentre guarderete le stelle cadenti la Notte di San Lorenzo; ascoltateci in quella sera di metà Agosto, quando contemplerete l’Estate che muore e vi fermerete a fissare il tramonto senza sapere perché; dimenticateci in loop nell’autoradio, quando farete l’amore in mezzo a quel campo di grano costellato di papaveri!

E quando il canto di lotta dell’ultimo pezzo si leverà dalle nostre voci, mettetevi a cantarlo con noi:
vi sentiremo!

Intro
Rapsodia Mediterranea (inedito)
Sicania (riarrangiamento di una musica popolare)
Fimmene (poesia della tradizione popolare, con nostre musiche originali)
Pizzica de focu (riarrangiamento di una canzone popolare)
Tarantella del Gargano (riarrangiamento di una canzone popolare)
Cantu d’Amuri (inedito)
Pizzica di Cisternino (riarrangiamento di una musica popolare)
E lu Sule calau (riarrangiamento di una canzone popolare)

P.s.
Ognuno di questi pezzi è, per l’appunto, un “pezzo” di noi: per indicedere questo disco ci siamo spesi, in tutti i sensi. Se hai apprezzato il nostro impegno, puoi supportare il nostro progetto acquistando una copia numerata dei nostri bellissimi primi 200 dischi! 😉 Contattaci per sapere come fare!

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/07/Schermata-2019-07-23-alle-18.19.04.png 596 569 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-07-28 18:13:252019-07-29 16:20:24Vi presentiamo Meridiana, il nostro primo disco!

Bis, BlissBeat!

24 Luglio 2019/0 Commenti/in Concerti /da Plateia

Ci sono posti in cui il tempo si dilata.

Può capitare, per esempio, che perdendosi tra le campagne piemontesi si finisca in una specie di Shangri-La in cui le arti si fondono: questo posto si chiama BlissBeat Festival. D’altronde, l’etimologia stessa di “musica” (dal greco μουσική, letto mūsikḗ, che significa “l’arte di tutte le muse”) indica la collegialità di quest’arte: e così, tra una sessione di yoga e le onde della piscina, anche noi abbiamo sentito di voler raccogliere delle vibrazioni dall’ambiente e restituire le vibrazioni che ci piace produrre – quelle sonore.

Ma cosa sono queste vibrazioni? Qualsiasi essere vivente produce una musica: cantando, suonando, camminando, ma anche solo respirando. Non possiamo farne a meno: noi siamo vibrazioni, recepiamo vibrazioni, produciamo vibrazioni. La giusta frequenza può mandare in frantumi alcuni materiali, e anche noi ci sentiamo sciogliere quando sentiamo quella canzone.

Se poi la canzone non la stiamo sentendo solo dall’esterno, ma addirittura la stiamo cantando o suonando noi, beh, qui la cosa raggiunge un ulteriore grado di complessità. In questo caso, le vibrazioni vengono non solo dall’esterno, incanalate dal nostro orecchio e tradotte in un segnale intelligibile dal nostro cervello: vengono dal cervello stesso, dalle ossa del cranio che vibrano insieme alla voce. È questo il motivo per cui quando sentiamo la nostra voce registrata ci suona innaturale, non familiare, e, tipicamente, peggiore: chissà se anche i grandi cantanti sono insoddisfatti della propria voce, la prima volta che la sentono registrata. E pensate ai giganti canori di quel passato in cui, non essendo ancora stato inventato il microfono e il registratore, gli unici a non poter godere di quella bellissima voce erano proprio – paradossalmente – le persone che la emettevano, e che passavano la vita ad ascoltarne solo la versione “filtrata”! Passiamo la vita a sentire la nostra voce anche attraverso le ossa craniche, convinti che sia quella la nostra voce, ma non è così: se proprio abbiamo una voce specifica, questa è la voce che sentono tutti gli altri quando noi parliamo.

Ma le ossa craniche non sono le uniche parti del corpo attraversate dalle nostre vibrazioni. Quando cantiamo o suoniamo una canzone che ci tocca nel profondo, le sue note ci muovono pienamente: prima di uscire dalla bocca, ogni nota ci è passata per tutto il resto del corpo e dell’anima. Quell’anima che in tante culture altro non è che il soffio vitale, una nota che può unirsi ad altre formando i battimenti oppure sincronizzandosi in una proporzione armoniosa: il proverbiale “om” (ॐ) sulla cui ripetizione si fonda il concetto di mantra.

  • Il “soffio vitale” prodotto dal nostro Maestro (Marco Polizzi) al friscaliettu (foto di Antonio Affatati)

Durante il festival, ci è stato fatto osservare che anche le nostre canzoni erano dei mantra: quel ritmo incalzante, quella tensione accumulata e poi liberata in un assolo, quel ballo scatenato… Noi non ce ne eravamo mai resi conto davvero, ma in fondo non stavamo facendo una cosa così diversa da chi praticava yoga o meditava: era solo la modalità che era diversa.

Ed è stato emozionante sentirsi parte di questo insieme: durante le jam sessions, giocando con i bambini in piscina, partecipando incuriositi a tutte quelle strane pratiche in cui non ci eravamo mai calati davvero, e vedendo la partecipazione di chi ci ascoltava… Ci sono stati chiesti dei bis, e abbiamo esaudito questa richiesta.

Ora il bis lo chiediamo noi al BlissBeat Festival: ci vediamo l’anno prossimo? 😉

Un ringraziamento ad Antonio Affatati per questa e altre bellissime foto
https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/07/Meridiana.jpg 720 960 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-07-24 14:16:502019-07-25 19:31:09Bis, BlissBeat!

Grazie, Gabbro!

25 Giugno 2019/0 Commenti/in Concerti /da Plateia

Cercavamo un concerto, abbiamo trovato una comunità

Ogni concerto è diverso dall’altro.
Sarà perché spesso improvvisiamo, sarà perché siamo nati in una piazza, sarà perché fondamentalmente siamo dei gran timidoni: fatto sta che per la strada diamo il meglio di noi.

Ci eravamo disegnati un palco con il tappeto, ma siamo resistiti più o meno trenta secondi: la voglia di calarci con voi nel centro della piazza è stata troppo forte.
Allo schema di concerto abituale, dove il pubblico sta zitto e seduto, preferiamo la calca di ballerini improvvisati, il fragore del pubblico, i guizzi dei bambini che si mettono a correre e a saltellare immuni da quel pudore che da adulti li farà ballare solo se si sentono abili a farlo.

Per questi e altri motivi l’altra sera a Gabbro ci siamo divertiti come non mai, e – cosa ancora più importante – ci siamo sentiti parte di una comunità, se pure per un solo giorno. Per questi e altri motivi vogliamo ringraziarvi tutti, dagli anziani che hanno riso alla versione sicula dell’Uccellin della comare ai bambini che con efficienza teutonica hanno richiamato i propri genitori al ballo rompendo in un secondo tutti quei muri che noi adulti erigiamo senza volerlo, per poi unirci e salutarci in quel rito così pagano e ancestrale, così sacro e profano: il ballo attorno al fuoco di San Giovanni.

Grazie a tutti!

  • Alla comunità di Gabbro
https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/06/Gabbro_2.jpg 960 1280 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-06-25 12:29:472019-06-25 12:31:56Grazie, Gabbro!

Da Pisa con furgone: PlaTour!

1 Giugno 2019/0 Commenti/in Concerti /da Plateia

Ahi ahi ahi ahi ahi…

Anche i Plateìa vanno in tour!

Dopo aver ipotizzato un tour-de-forse, abbiamo certificato il tour-de-secur. Avevamo pianificato un viaggio intercontinentale su un jet privato, ma alla fine non ci filava nessuno abbiamo optato per un tour più intimo, solipsistico, nel solco di quella tradizione musical-popolare di cui cerchiamo di essere degni ambasciatori.

Dopo una stagione invernale insospettabilmente densa di concerti pisani (e non solo), per quest’estate abbiamo deciso di fare i portatori (in)sani di pizzica solo fuori dalla città in cui viviamo: ci vedrete quindi girovagare tra la Toscana e il Piemonte sul furgone fiammante di Gabriele, il nostro chaperone di fiducia (non sapete cos’è uno chaperone? Non lo sapevamo manco noi! Beccatevi questa voce di WikiPedia!).

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/06/InTour2019grande.png 1193 1873 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-06-01 12:28:202019-07-25 08:32:23Da Pisa con furgone: PlaTour!

20 anni di Newroz, 1 anno di Plateìa

25 Aprile 2019/0 Commenti/in News /da Plateia

Il Newroz, centro sociale che ha fatto la storia di Pisa, compie 20 anni: nel solco di queste celebrazioni, tra un ZeroCalcare e l’altro, sulla scaletta compare anche il nome dei Plateìa, che compiono un anno dal loro primo concerto tenutosi proprio al Newroz. Coincidenze?

Sì.

Però abbiamo deciso di fare un regalo a noi stessi e al Newroz portando sul palco tutta la nostra carica e il percorso musicale che abbiamo fatto da quel giorno di Aprile del 2018 in cui è nato pubblicamente il nostro gruppo.

Quindi, un in bocca al lupo al Newroz e a tutti i posti liberi e aperti che devono barcamenarsi tra un tentativo di sgombero e l’altro: cento di questi giorni!

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/06/Plateia_ZeroCalcare.jpeg 1080 1080 Plateia https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/03/Logo_leggero_bianco.png Plateia2019-04-25 12:26:422019-06-25 12:31:3720 anni di Newroz, 1 anno di Plateìa

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Dalla demo: Lu sule calau

https://www.plateiasuonidalsud.it/wp-content/uploads/2019/06/plateia-e-lu-sule-calau-prova-master-2.mp3
https://www.youtube.com/watch?v=kSMm8Lo-zEk

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